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LE MIE ALI 

   

 

PAROLE ….di

 

 

Le mie ali

                       


 


                                                                                                           

Preghiera   Come un tempo    L’abbraccio    Betty   Respiro

   

Io ancora qui    Zante    Ricordo   Quest’amicizia  La vita  

 

Feelings   Poems on the wall   Sono   Lungo il lago   Sento   Il viaggio

 

Quasi felicità    Risveglio  San Vigilio  Poesia d’amore   Concerto

 

Prima neve    Libera dentro   Primo giorno di primavera

 

Sole d’autunno    Nella sera    Distacco    Stelle cadenti  

 

 XALO PASKA PATERA MOU

 

 

                                                                                                           

 

 

 

 

 

Preghiera

           Datemi un sorriso d’amore.

Vivere altrimenti sarebbe morire.

 

 

      COME UN TEMPO

Mi sono seduta come un tempo

Sopra la pietra umida e nuda,

in quella mia posa di bimba,

col capo rovesciato sulle braccia.

Piove.

E io ascolto questo suono,

sempre uguale,

che picchia la terra.

Piove.

E io sono sola a guardare

Gli oleandri rossi e i biancospini

Che fioriscono come un tempo.

Non ho voglia di pensare,

solo chiedo pace alla pioggia

per questo mio cuore

di bimba cresciuta.

 

 

 

L’ABBRACCIO

 

Intrapresi allora il mio viaggio,

  avvolta nell’abbraccio di mia madre,

   il ricordo del dolce approdo nel cuore,

   come un fiore selvatico appeso nel cielo

 

   Con gli occhi sgranati di bambina

   conobbi la mia prima nave,

   scendendo dalle scogliere del Nord

verso la primavera colorata di oleandri

del dolce lago amato.

 

Talvolta fantasticando di altri luoghi

 mille volte chiedendomi

 il perché di questa vita regalata…..

    …… non risposte , ma baci dal vento

    e carezze dalle onde ho ricevuto….

 

Sempre e molto amerò questo golfo,

che m’avvolge

nel suo abbraccio struggente,

come fosse mia madre.

 

 

BETTY

 

                                        Il tuo sorriso
le tue ansie
le tue apprensioni
le tue complicazioni
la tua sete di affetto
la tua paura
di non essere amata
la tua dolcezza.
E il mio cuore
scoppia
di lacrime nuove.
Tornero’ a casa.   

              Ci saranno fiori
per la tua fotografia,
io ne portero’ ancora.
E il mio piccolo cuore
sara’ un poco
più vecchio
un poco più triste.

 

 

 

 

Respiro

 

Riprendere fiato

dopo la corsa del giorno,

fermarsi lungo la riva e

ascoltare il respiro degli alberi.

Addolcire i pensieri

col profumo buono di resina

e di erbe selvatiche,

verdi smeraldi

pietre preziose

trovate nei prati.

Come farfalle volteggiano

fantastiche le mie emozioni.

 

 

 

Io ancora qui…

…a calpestare i sassi

della spiaggia infreddolita,

catturata dal canto eterno

dell’acqua

io sono ancora qui,

ad ascoltare la favola antica

fatta di onde di vento di nuvole.

Sotto alberi trasparenti

inondati da frecce di nuvole rosse,

nate dalla fantasia

dei venti notturni,

io sono ancora qui,

a raccontarmi al cielo.

 

  

 

ZANTE

Gabbiani
volteggiano
sopra la testa,
tra cielo e mare
spumeggianti
i ricordi
affiorano
dalla memoria.
 
Si avvicina la costa:
Il castello
Le chiese
Il porto
Le barche
Il bosco
I sogni…

Croci di avi
mai incontrati
fanno
di quest’isola
la mia casa.
E’ per questo
che amo le isole.
Scendo dalla nave
con la scialuppa
del ricordo.
Calpesto la mia terra
con lacrime di gioia
nel cuore.
Ritorno a casa.

 

Ricordo

  

 
Con lunghi guanti di velluto azzurro

il lago ti porge il suo saluto.

Silenti sentinelle dal berretto piumato,

i canneti ondeggiano, leggeri nel tuo ricordo.

Delicati arabeschi ricamano il tuo ultimo

cielo di primavera.

Io ti ritrovo sul lago tra nuvole e onde.

Io ti respiro ancora nella carezza del vento tra i fiori,

nei petali del melo piantato insieme

nel tuo giardino.

Grande anima cara sempre con me,

tenerissimo ricordo.

2002

 

Quest’amicizia

 Quest’amicizia,
che ci aiuta a vivere,
è come un grande lago azzurro
da cui non uscire mai.
Quest’ amicizia,
che ci difende dalla solitudine,
è come una ninna nanna
per il bimbo che ha paura.
Quest’amicizia,
che ci prende dentro,
è come un fiume in piena.
Quest’amicizia,
che ci scalda
come il pane del mattino,
quest’ amicizia,
che mi sorprende,
che mi intenerisce,
che mi riempie l’anima,
è la nostra.
 
 

 

LA VITA

 L’amo questa vita:

con i suoi imbrogli

le sue trappole i suoi tormenti.

L’amo questa vita:

per la sua grandezza le sue sorprese

i suoi abbracci.

L’amo questa vita:

per i suoi grandi, i suoi piccoli,

i suoi cuccioli.

E amo anche gli uomini, con i nostri limiti

i nostri entusiasmi le nostre promesse

mal mantenute.

Con le piccole  illusioni che c’inventiamo

                                                                      Per andare avanti.

 

 

 

 

 

 Feelings
Early in the bright morning,
going walking on the enchanting Rocca,
I feel happy........
In the quiet afternoon,
riding my bike along the lakeside,
I feel young.......
In the dreamy evening
watching the sunset painted
at the back of S.Vigilio,
I feel easy........
And in the blue night,
I feel grateful for the roses and the thorns
of my life going by in this wonderful garden

 

 

                                                               Sensazioni


Nel mattino splendente, salendo sulla Rocca incantevole,
mi sento felice…….


Nel pomeriggio silenzioso andando in bicicletta lungo il lago
mi sento giovane……


Nella dolce sera ammirando il tramonto dipinto dietro S.Vigilio,
mi sento tranquilla…

..
E nella notte blu, sono riconoscente per le rose e le spine
della mia vita trascorsa in questo meraviglioso giardino.

 

 

 

 

 

POEMS ON THE WALL
Snowy-white swans
on the water,
as floating flowers.
Shining sun in the sky,
as a blessing father.
Love songs in the wind,
as coloured rainbows.
Poems on the wall,
As prayers in the air......

Poesie al muro
Candidi cigni sull’acqua,
come fiori galleggianti.
Sole splendente nel cielo,
come padre benedicente.
Canzoni d’amore nel vento,
come arcobaleni colorati.
Poesie al muro,
come preghiere nell’aria…

 

  

Sono

Presa dal tuo caldo
modo d’esserci.
Presa dalle sensazioni colorate
dei momenti passati insieme.
Velocità dei pensieri:
sono gabbiano impazzito
nel soffice tappeto del cielo.
Ribellione dei sensi: sono
lampi sui boschi addormentati.
Fragore delle parole: sono
onda rapida e netta
contro lo scoglio lucido.
Passaggio di sentimenti di agosto
sulla sabbia incandescente
.

 

 

Lungo il lago

 

In compagnia delle rose
spettinate dalla brina,
in compagnia dell’acqua,
addolcita da insoliti
magici raggi di sole,
in compagnia
dei miei pensieri:
le mie vele bianche,
vele grandi,
vele stanche
di aspettare le brezze
per prendere il largo,
e poi rincorrersi,
doppiarsi, misurarsi.

Vele, curiose
di giocare con
gli amici gabbiani,
capricciosi, dispettosi,
affamati di briciole.
Da bimba imparavo
a ringraziare il Signore
per avermi creato.
Adesso ringrazio l’Uomo
per avermi lasciato ancora
questi angoli preziosi.



 

 

 

SENTO……

…Emozioni

Sensazioni

Desideri

Nostalgia

…Consapevolezza

Contraddizioni

Sentimenti

Voglia

Gioia

Grinta

Struggimento

Mi addormento

Sognando

Di percorrere

Lunghe strade

Mi sveglio

Aspettandomi

Di vivere 

 

 

Il viaggio

Vedo ciliegi innamorati
specchiarsi nell’acqua
e glicini felici
gocciolare petali nel sole.
Il mio cuore
ha messo il cappello:
dov’è il mio sacco?
Dov’è il mio bastone?
E’ l’ora di salpare,
il bastimento non aspetta.
Il mio cuore ha messo le ali.
Tirate su l’ancora:
è l’ora di andare.
E sarà un gran viaggio.

 

Quasi felicità

Su questo legno
consunto,
abbracciata
agli occhi verdi
di un gatto amico,
immersa nel sole
da far sembrare
pieno d’estate
questo giorno
di pieno inverno,
rincorro i miei pensieri
nel grande azzurro.

Emozionata
dal decollo inconsueto
di cigni inquieti verso il sole,
e dimenticando le nuvole nere
di temporali finalmente
troppo lontani per far paura,
questa e’ quasi felicita’.

 

 

 

Risveglio....


........col sorriso delle palme generose
con la sagoma fiera dei cipressi ordinati,
amici vigili sulla baia addormentata,
col fruscio gentile degli oleandri…..
E mi riprendo i miei sogni,
dati in prestito al cielo:
si risvegliano silenziosi,
scivolano impalpabili come cigni
sull’azzurra tavola incantata
e si vestono dell’alba che avanza,
grandi riccioli dorati sul profilo
del mio nuovo giorno.

 

 

 

San Vigilio

 

C’è la grande stella del Nord

questa sera,

e sotto la Rocca c’è il paese,

con tutti i suoi lumi accesi.

Le rocce sono così appuntite

da farmi male al cuore,

e gli spettri neri delle barche

si stagliano cupi

sul grande cristallo scuro.

Queste mura silenziose

parlano di eternità,

e i sassi secolari

sembrano rivivere,

come fuori dal tempo,

la loro esistenza

di testimoni muti.

Sono sola in questo semibuio,

che fa rinascere lo spirito,

nella sua travagliata odissea

di naufrago immortale.

Sono sola sotto questa volta,

che parla di vita,

anche a chi è triste,

anche chi è solo.

E questo rampicante

abbraccia i muri amici,

corrosi dal tempo,

com’è corroso questo cuore.

 

 

 
Poesia d’amore


Assaggiare noi insieme
fragole zucchero panna,
chiodi di garofano col vino.
Assaporare noi insieme
i sapori dolci e forti
del primo incontro
.
Sensazioni improvvise
irripetibili finché
dura l’incanto.
Sentirmi abbracciare
e farti sentire la mia anima,
traboccante di stupore
per la scoperta del
dolcissimo gioco d’amore
misterioso nato per caso
.



 

 

CONCERTO

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La sensazione più viva
e’ la tua vicinanza
sul rettangolo di coperta.
E profumo intenso di terra
e di erba umida.
E nel cervello, nello stomaco,
il rimbombo delle percussioni.
E intorno alla mia testa
la girandola dei riflettori.
L’emozione più intensa
è la voce vicina.
Emozione ingigantita
dallo stupore d’esserci,
anch’io ci sono
in mezzo agli altri
a tanti altri stranieri
che non appartengono
al mio mondo.
Con l’emozione intensa
di dividere insieme
questa sera di concerto.

 

 


PRIMA NEVE

Casa Marit & Olaf in Cornovaglia

Sento
la magica amica
arrivare al mio cancello,
entrare nel mio giardino
con soffici passi,
con suoni ovattati.
Fa bene al cuore
ritrovare i ritmi antichi,
immergersi nella fiaba
dei grandi silenzi,
delle bianche distese
sopra tutte le cose,
ricoperte come sorelle.
Benvenuta
mia bianca principessa
inaspettata.

 

LIBERA DENTRO

Libera come il mare
così docile così imprevedibile,
libera come il cielo
così sereno così imbronciato.
Libera come gli animali
che riconoscono subito
chi è sincero dentro.
E risalire la grande montagna
libera come il vento,
che fa cantare gli alberi,
libera come la musica,
che fa sognare l’anima.

Così per sempre libera dentro.

 

PRIMO GIORNO DI PRIMAVERA


Oggi questo grande cielo
di fine inverno
mi sembra ancora più azzurro,
oggi questi tuoi grandi occhi
sembrano ancora più neri:
con storie diverse da raccontare,
con percorsi nuovi da esplorare,
con stelle di mare in fondo cuore.
E col tuo grande sorriso
nato sotto cieli lontani
oggi è quasi sorpresa 
riscoprire i colori
della primavera appena nata
dopo il ghiaccio dell’inverno
.

 

 


SOLE D’AUTUNNO

 

Tra le foglie dorate

di un autunno improvviso

io ti sfiorai le mani,

tu, il mio cuore.

Io intravidi i tuoi pensieri,

tu, indovinasti i miei.

Stringo forte tra le dita

questo mio piccolo sogno

che nessuno me lo porti via.

 

 

 

NELLA SERA

 

Nella calda sera

la mia anima

vola via leggera,

come grande farfalla,

sulle fragili ali

della musica.

I torrioni

dell’antico castello

abbracciano la melodia

per non farla andar via.

Tiepido il vento,

porta sorrisi sui visi,

e storie cantate

da labbra gentili.

Lo spirito in pace,

stiamo noi,

silenziosi,

tra luci e suoni,

estranei ma vicini,

nella complice atmosfera

della magica estate.

 

 

 

Distacco

 

Il gomitolo si sta disfando.

Non ho più lana per il mio scialle.

Non ho più legna per il mio camino.

Gli steli dei papaveri al vento

Si curvano sui fiori accanto.

Le foglie d’albero sparse

Si toccano tra le raffiche

anche solo per un momento.

Contatti brevi o dolci

Teneri o distaccati.

Tanto basta per dire…

…mi manchi.

 

 

STELLE CADENTI

 

In questa notte

fiammeggiante di luci

farei grandi fasci di stelle

per tutti i bimbi

del mondo in guerra.

 

E che ogni stellina caduta

Porti una carezza …un bacio

Sulle piccole gote….

 

E che una grande stella

faccia crescere rigoglioso

il fiore della pace

nostro tempo inquieto.

 

 

XALO PASKA PATERA MOU

(Buona Pasqua Padre Mio)

 

Da San Sigismondo arrivano

a San Pietro  rintocchi

di campane tristi.

 

Tra le pallide nuvole

di un nuovo aprile,

io ti ricordo com’eri ,

uomo bianco dai bianchi pensieri.

 

Quanta sofferenza

in questa piccola vita

infinitamente breve

infinitamente lunga.

Si vive così …tra sorrisi e lacrime.

Dove l’inizio? Dove la fine?

 

Xalo Paska Patera Mou….

 

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PAROLE  DAL MONDO

 

 

….di Oriana Fallaci

Ed è subito sera di Salvatore Quasimodo

Io tornerò di Pablo Neruda

Cogli questo piccolo fiore di S. Tagore

Scritti di Clara Garofoli

Danza lenta

 

 

«La libertà è un dovere prima che un diritto.»

 

 

«Ho sempre amato la vita. Chi ama la vita non riesce mai ad adeguarsi, subire, farsi comandare.»

 

 

«Chi ama la vita è sempre con il fucile alla finestra per difendere la vita.»

 

 

«Un essere umano che si adegua, che subisce, che si fa comandare, non è un essere umano.»

 

 

«Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.»

 

 

«Tra un uomo e una donna ciò che chiamano amore è una stagione. E se al suo sbocciare questa stagione è una festa di verde, al suo appassire è solo un mucchio di foglie marce.»

 

 

«Essere donna è così affascinante. È un'avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non finisce mai.»

 

 

«Il coraggio è fatto di paura.»

 

 

«Io sono qui per provare qualcosa in cui credo: che la guerra è inutile e sciocca, la più bestiale prova di idiozia della razza terrestre.»

 

 

ORIANA FALLACI

 

  ED E’ SUBITO SERA

 

 Ognuno sta solo sul cuor della terra

trafitto da un raggio di sole:

ed è subito sera.

 

Salvatore Quasimodo

 

 

IO TORNERO’

 

Un giorno, uomo o donna, viandante,

dopo, quando non vivrò,

cercate qui, cercatemi

tra pietra e oceano,

alla luce burrascosa

della schiuma.

Qui cercate, cercatemi,

perché qui tornerò senza dire nulla,

senza voce, senza bocca, puro,

qui tornerò ad essere il movimento

dell’acqua, del

suo cuore selvaggio,

sarò qui, perso e ritrovato:

qui sarò forse pietra e silenzio.

 

Pablo Neruda

 

 

Cogli questo piccolo fiore.

 

Cogli questo piccolo fiore

e prendilo. Non indugiare.

 

Temo che esso appassisca

e cada nella polvere.

Non so se potrà trovare

posto nella tua ghirlanda,

ma onoralo con la carezza pietosa

della tua mano – e coglilo.

Temo che il giorno finisca

prima del mio risveglio

e passi l’ora dell’offerta.

Anche se il colore è pallido

e tenue è il suo profumo

serviti di questo fiore

finché c’è tempo – e coglilo.

R.Tagore

 

 

 

 

 

GLI SCRITTI DI CLARA

 

DONNE CON LE PALLE

 

Ha circa 85 anni, malata di tumore e, per la seconda volta, si è rotta un femore, con tutte le conseguenze di immobilità, dolori, mancanza di indipendenza.

E’ la mamma di un mio amico e così la vado a trovare e, sentendomi un pò cretina dati i presupposti, le chiedo: “Come sta, signora?”

“BENISSIMO”, mi risponde.

Come benissimo?!, mi chiedo, ma non oso approfondire perché temo che anche la sua mente sia compromessa.

E invece no!: sta benissimo perché tutto sommato potrebbe andare peggio, perché può ancora spostarsi in casa con “l’arnese”, perché ha un figlio che si prende cura di lei con amore ed intelligenza, perchè le piace la nuova casa in cui si sono trasferiti da poco, perché … perché è un’ottimista e sa apprezzare le cose che contano!

Non trascura nemmeno l’aspetto teatrale (drammatico, direi io) della vicenda: quando è caduta, era sola in casa e si è trascinata fino alla porta e l’ha aperta.

“Stando a terra e con un femore rotto non è facile” mi fa notare orgogliosamente.

“Lo posso ben immaginare, signora” rispondo e lei si sente Rambo.

E poi bussa (sempre da terra) alla porta dei dirimpettai (“tanto preoccupati”) che le prestano i primi soccorsi e poi arriva un  altro vicino (“gentile, proprio gentile”) che chiama l’ambulanza e poi arrivano “quattro bei giovani, ma proprio belli” della croce verde: ma come è possibile che una persona in quelle condizioni riesca ancora a notare, se chi se la porta via è bello o no!? E come è possibile che di tutto il fatto, oltre al suo comportamento eroico, ricordi solo la disponibilità e la gentilezza della gente? Non una parola sulla paura che deve aver provato, sul dolore lancinante, sulle cure certo non piacevoli, sul fatto di dipendere quasi in tutto dal figlio? Ma ha ragione lei, questa piccola, vecchia donna semplice, ma straordinaria nella sua saggezza.

Ecco fatto: ero venuta per dare il piccolo conforto di una visita e me ne vado con un bell’insegnamento: la prossima volta che mi salirà alle labbra una lamentazione, mi ricorderò di lei e sicuramente cercherò di trovare l’aspetto buono della faccenda, a costo di cercarlo con puntiglio: alla peggio sarò impegnata in qualcosa di diverso dal lamentarmi!

 

 

C. è anche lei malata, ma è ancora abbastanza giovane per non gradire la cosa.

Inoltre l’azienda che ha contribuito a far nascere e crescere, assieme al marito ed al cognato in trent’anni, è appena uscita da una grossa crisi che poteva essere distruttiva e non è ancora del tutto stabilizzata. I due uomini sono accasciati e tutto il peso della vitalità dell’azienda è sulle sue spalle.

A lei sta molto a cuore perché è l’eredità per cui i tre senior hanno lavorato duramente: l’eredità per i 5 figli  che stanno appena ora rendendosi conto di cosa significa dirigere un’azienda oggi. Lei vede bene che non sono ancora pronti, sono titubanti, non preparati su tutti i fronti, anche se intelligenti e pieni di voglia di fare.

Alle prime visite come consulente, mi aspettavo una commerciante rampante, una donna una po’ troppo ambiziosa, come spesso sono le donne manager.

Ora che la conosco meglio vedo una donna forte quando si tratta di difendere l’azienda ed il futuro dei propri figli e nipoti. Una donna appassionata quando li stimola ad imparare sempre cose nuove, a sperimentarsi, a collaborare con armonia ed intelligenza.

Una donna lungimirante, quando ricorda a figlie e nipoti che devono salvaguardare anche la loro vita privata e non pensare solo al lavoro. Una donna accorata al pensiero che non tutto potrà essere sistemato prima che lei … se ne vada.

La sua laurea in lettere, sacrificata al bene familiare, non l’aiuta certo ad affrontare questioni di management: ma il suo buon senso, la sua grinta, la sua chiarezza di idee sui valori della vita e sull’etica del lavoro, il suo rispetto per tutti coloro che la circondano oltre, ovviamente, ad una annosa esperienza, la portano a fare valutazioni più che appropriate e ventilare strategie vincenti: ma è sola in tutto ciò, per il momento.

E’ così  consapevole di quanto ha messo in gioco, in tutti questi anni, è così determinata nel perseguire il suo traguardo che a volte mi sembra stia per gridare: “MI SPETTA!”

Una cosa è certa: mi ha coinvolto in questo suo triste entusiasmo ed ho raccolto la sfida: metto a sua disposizione la mia professione, nonostante le premesse estremamente problematiche, la mia silenziosa amicizia e tutto il rispetto dovuto ad una “ donna con le palle”.

 

 

            Si fa fatica a capire cosa significa essere Armeni: un popolo che avrebbe le radici più lunghe di tutta la cristianità e delle persone che non hanno radici più lunghe di una o due generazioni.

E’ un fatto normale, per un Armeno o un’Armena, essere pienamente tale e venire indifferentemente dalla Francia, dal Libano, dalla Siria, dalla Turchia, ecc., ecc., ecc.. Là sono queste esigue radici, dopo la diaspora, e da là ancora via verso l’Europa, l’America.

Conosco alcuni di questi viaggiatori della cultura, che non “emigrano”  per sfuggire da situazioni difficili, ma semplicemente si spostano per studiare, per realizzare al meglio le proprie professioni, per amore, perché forse ogni luogo vale l’altro quando non è l’Armenia.

E, tra questi, Sonia: un’amica speciale. Per amore di Willy (italianissimo nonostante il nome) ha vissuto un po’ in un villaggio africano (sob!) e poi è atterrata a Verona.

Lei spesso mi racconta della sua vita con la sua famiglia in Libano e, nonostante abbia vissuto la guerra, ha una profonda nostalgia per la festosa città che l’ha vista giovanissima e per i legami con madre e sorelle (disseminate tra Libano, Grecia ed Emirati) che sente fortissimi e che generano una fitta rete di lettere, mails, telefonate e silenziosi messaggi del cuore.

Sono molto gentili gli Armeni e Sonia non fa eccezione: è gentile ed affettuosa ed aperta ed accogliente e gioiosa … ed è finita in Veneto, dove queste doti non sfolgorano certo sul vessillo della regione.

Posso ben immaginare cosa le possa essere costato calarsi in questo spento modo di vivere. E la fonte della mia ammirazione per Sonia sta proprio nel fatto che da un lato si è adattata: non critica, non si lamenta, non manifesta rimpianti, non fa confronti malefici, e dall’altro non si è adattata troppo: è rimasta gentile ed affettuosa ed aperta ed accogliente e gioiosa ed Armena.

Riesce a manifestare rispetto per l’Italia e gli italiani e, contemporaneamente,  a salvaguardare il suo essere Armena Libanese attraverso il suo carattere, cucinando spesso alla maniera tradizionale dei suoi paesi e mantenendo vivo l’amore par la loro musica, disseminando tutto ciò tra gli amici italiani che hanno voglia di “conoscere”.

Con queste poche righe voglio dirle che, nel “manuale per la pace”, lei ha scritto un capitolo fondamentale. Grazie Sonia.

 

 

            Anche Milagros è arrivata in Italia per amore, ma questa volta da Santo Domingo.

La sua non è la storia di una straniera, ma di una madre prescelta.

Fino ad un anno fa la sua vita era normale, serena, in attesa “orizzontale” per quasi tutta la gravidanza, del secondo figlio tanto desiderato e cercato.

Ma un errore medico ha causato dei pesanti problemi al piccolo cervello di Diego e la vita di tutta la famiglia è cambiata.

Certo, Milagros ha vissuto momenti tremendi ed ancora ha giornate difficili, ma ha impostato tutta la faccenda sul benessere dell’intera famiglia, aiutata da un marito molto presente e da una figlia tredicenne più matura di quanto la sua età comporterebbe.

Tutte le strategie sono state adottate, tranne la resa: la nuova casa dove si sono trasferiti è in un posto tranquillo, con un bel giardino, è arredata festosamente con tanti colori che stimolino il bimbo e stemperino la pena dei genitori. L’ acquisto di una cosa tipo stream-tv rende più interessanti e divertenti giorni e serate forzatamente trascorsi in casa.

Ma quello che più colpisce è la serenità con cui Milagros affronta le fatiche quotidiane legate alla salute di Diego: visite mediche frequenti, ginnastica stimolatoria ripetute volte al giorno, incontri periodici al centro specializzato, la vigilanza continua sui piccoli passi avanti.

E non ce dubbio che, nonostante il pessimistico verdetto dei medici alla nascita, Diego è presente ed è vissuto come la presenza gioiosa di un essere per cui la madre  ha un grande progetto: portarlo più in alto possibile nel cammino della vita.

Anch’io, come la mia amica, credo fermamente che quando sarà grande Diego si dimostrerà un’anima speciale. Altrimenti perché avrebbe scelto una madre speciale?

I figli ci scelgono per realizzare i loro disegni e quello che Diego ha scelto di sperimentare, forse, è la via dell’amore totale, perché nel cuore di Milagros c’è tanto posto per Diego, ma ne lascia molto anche per la figlia, il marito, la famiglia di origine, gli amici, e, cosa più difficile in questi frangenti, anche per sé stessa.

Molto lucidamente, sa che non può reggere a lungo, nutrendo questo figlio d’energia e d’amore, se a sua volta non attinge a fonti di amore ed energia. Ed eccola frequentare dei corsi di yoga, accogliere amici festosamente, dedicare tempo alle lettura ed alla musica

E’ così che penso a lei: un rimpianto nel cuore, ma sorridente alla vita, fiduciosa che la vita tornerà a sorriderle.

 

 


EUGENIO

 

LA NASCITA

 

Dovevo immaginare che la vita con mio figlio sarebbe stata movimentata ed imprevedibile da come sono andate le cose il giorno della sua nascita.

Ho consultato  una statistica che assicura che i nascituri non preferiscono una fascia oraria piuttosto che un’altra. E allora, che necessità ha Eugenio di farsi vivo alle 03.30 del mattino, sapendo che dobbiamo andare in un ospedale fuori città? Forse perchè,  gli dispiace farci perdere, se ritarda di un pochino, l’ultima notte di nebbione dell’inverno, così inquietante quando si gira per la campagna della bassa veronese, in stato metà comatoso per il risveglio repentino è metà tarantolato  per l’agitazione. E, se sapessimo cosa vuol dire diventare genitori, forse lo saremmo ancor di più, agitati.

Ma l’alzataccia ed il viaggio deve aver stancato anche lui, perché, all’arrivo: quiete sublime per ore, tanto che l’ostetrica - vecchiotta e traccagnotta – lasciando il servizio, fa una previsione terrificante: "Ci vediamo domani mattina, assito io al parto”. Ma alla venuta dell’ostetrica subentrante – giovane e bionda - improvvisamente Eugenio si ricorda che quel giorno ha un appuntamento (con l’ostetrica?) ed accelera i tempi in modo tale che poco dopo il mio lettino sfreccia  per il corridoio della clinica con la temerarietà di Emerson Fittipaldi (?) ma non con altrettanta tenuta di strada. Io rido a crepapelle, dando l’impressione che l’esperienza di diventare mamma sia per me molto più traumatica del dovuto. Ma la mia non è una risata isterica, è una risata di allegria, perché non ho mai amato le cose scontate, la monotonia e mio figlio promette, ancor prima di nascere, di soddisfare queste mie preferenze…anche troppo.


LA GRANDE IMPRESA

 

Eravamo in montagna e la pro-loco del paese aveva organizzato una marcia lungo i sentieri della vallata. Sebbene fosse molto al di sotto dell'età richiesta per partecipare, Eugenio ha voluto a tutto i costi "correre" con gli altri, veterani della montagna o turisti occasionali, ripetendo all'infinito: "voglio anch'io". Il nonno ed io lo abbiamo tenuto d'occhio - da lontano - ed abbiamo potuto così osservarlo mentre procedeva in totale autonomia.

Sembrava un piccolo gnomo, rotondetto, un po' curvo nello sforzo, con i piedi un po' rivolti in fuori, le braccia tese lungo il corpo quasi potessero aiutarlo con l'espressione della loro forza, i movimenti un po' sconclusionati, i grandi occhi marroni attenti agli altri e timorosi di non essere all'altezza dell'altrui spavalderia, i capelli arricciati dal sudore.

Avanzava, ovviamente, a fatica, ma pian piano ha imparato a regolare il passo sulle proprie possibilità, ad aiutarsi col dondolio della braccia per tenere il ritmo del camminare, ha perso quell'aria concentratissima che aveva all'inizio.

Ha incominciato a capire che la sua performance, iniziata come un puntiglio inconsapevole dello sforzo richiesto, era davvero qualcosa di eccezionale a prescindere dal risultato ed allora ha rialzato il capo, guardandosi intorno con una certa aria di trionfo, ha iniziato a "giocare" al montanaro con buffi passi esagerati ed a chiamare gli animaletti (uccelli e farfalle) spiegando loro la sua impresa: "io corro come i grandi".

Ha avuto compagnia fino alla fine, sebbene arrivasse buon ultimo, perché costituiva un valido alibi per gli "sfiatati" che potevano, con questa scusa, rallentare l'andatura e lui sembrava accorgersene perché acquisiva a mano a mano una certa aria di condiscendenza: era lui che accompagnava gli altri ed indicava i punti difficili ed i sassi più grossi in mezzo al viottolo. Si esprimeva soprattutto a gesti, ma le sue occhiate ed il suo sorriso erano alquanto eloquenti.

Avendo parlato poco durante tutto il percorso, alla fine, tornati a casa con la coppa, e' esploso in un dettagliato e sconclusionato resoconto della sua avventura, accettando con orgoglio i complimenti del nonno e rifugiandosi sfinito tra le mie braccia, pur negando a parole la fatica.

 


LA SCOPERTA DELL’ESOTICO

 

            Aspettiamo una coppia di amici, che ci hanno preavvisato che si è aggregato un amico arrivato improvvisamente. Non ci dicono che è arrivato improvvisamente… dal Congo.

Se è nostra la sorpresa quando apriamo la porta….per Eugenio – tre anni - è uno shock: per  la prima volta incontra un ragazzo di colore.

Per tutta la sera, mentre la conversazione procede piacevolmente, lo osserva:  immobile, muto, ad occhi sbarrati.

Al momento dei rinfreschi lo coccola in modo particolare: gli porge lui il piattino col gelato, la salviettina, il bicchiere di vino e poi se ne esce: “Sei un po’ scuretto, tu, eh?!”


 

IL DESIDERIO DI UN FRATELLO

 

            L’antefatto.

Eugenio, rimasto figlio unico per disperazione, ha, per lunga pezza, chiesto un fratellino, per giocarci, per avere compagnia, forse per stupirlo con i suoi effetti speciali.

Dare spiegazioni di strategia familiare ad un bambino è difficile e pressochè inutile soprattutto se cozza contro quello che lui desidera, soprattutto se cozza contro quello che Eugenio desidera.

Per un po’ ha meditato sui vari problemi concernenti l’avere un altro bambino piccolo in casa ed ha trovato una soluzione geniale: ha iniziato a chiedere un fratello più grande! Anche una sorella più grande, se non si poteva far di meglio.

Di fronte a tale proposta, abbiamo cercato di dargli una spiegazione di impossibilità tecnica, che non l’ha convinto per niente, ma è riuscita ad annichilirlo per un bel po’di tempo.

Il fatto.

Sono passati alcuni mesi di silenzio sull’argomento.

Siamo in gelateria, gremita di bambini, taluni con privilegio di fratellino/sorellina. Eugenio osserva un po’ e poi mi chiede: “Almeno posso avere una cagnolino?” L’abbiamo subito accontentato.

 


TUTTO QUELLO CHE SI IMPARA A SCUOLA

 

Siamo ospiti, per la prima volta, presso i genitori di una nostra amica,  nella loro casa di campagna, in Piemonte.

Come sempre, quando non si ha confidenza, si fa il gioco snervante della cortesia ad oltranza ma poi, finalmente la tensione si allenta e si chiacchiera amichevolmente. Tanto che veniamo coinvolti in una serie di pettegolezzi piccanti. Io lancio occhiate di avvertimento al nostro ospite perché non si lasci andare a descrizioni troppo crude davanti alla creatura di sei anni .

Tutto procede bene finchè  non subentra la necessità descrittiva di usare un termine come… peripatetica. Questo termine, peraltro appropriato, direi anzi dotto e scelto con molta cautela  dal narratore, risulta, per l'appunto, sconosciuto ad Eugenio che mi si avvicina e, sussurrando, mi chiede spiegazioni. Io, madre illusa dell’innocenza del mio bambino (a 6 anni ci mancherebbe altro!), gli spiego che dicesi peripatetica una ragazza che ha diversi fidanzati.

Ed Eugenio, illuminandosi tutto: “Ah, praticamente una zoccola”

 


UN FIGLIO  MAGGIORENNE ?

 

San Giovanni Decollato, come tutti sanno, non è il protettore degli aviatori. Quello che non tutti sanno è che non è stato un martire, fulgido esempio per la Cristianità: in realtà era un ragazzotto di 17/18 anni, piuttosto sghiandato, tipico esempio della nuova generazione, che, tornato a casa “senza testa”  - per sbadataggine, si intende - non ha trovato di meglio che inventare la scusa del martirio per giustificare la cosa con  propri genitori.

Infatti la testa dei nostri figli, ancorchè vacante, riesce tuttavia a creare una cortina fumogena di scuse, un labirinto di non-sensi, un intrico di contraddizioni subito contraddette che, ne sono certa, ha lo scopo di sfiancarci lungo il cammino di una estenuante ricerca della “verità vera” riguardo al fatto che si sono persi le chiavi, il portafogli, qualche documento, gli occhiali, il telefonino o,  quando si impegnano a fondo, l’intero zaino o la strada di casa.

Vi faccio un esempio. Pochi giorni fa mio figlio Eugenio torna da una semplice vacanza di qualche giorno, ospite di una compagna di scuola, nonché amica. La casa è piuttosto isolata, la si avvicina in macchina, ma la si raggiunge solo a piedi. Ero abbastanza tranquilla perché questa circostanza, conoscendo la simpatica pigrizia di mio figlio, lo avrebbe fatto stare di più tra le mura domestiche… limitando i danni. Comunque, dicevo, Eugenio torna e nelle prime ore dal rientro mi racconta  entusiasta della natura, delle persone con cui è stato, delle ore di studio che è riuscito a fare, dimostrando, così, di essere un ragazzo sveglio, sensibile, entusiasta della vita e, incomincio ad illudermi, anche saggio. Ma, dopo un po’, con una naturalezza che non può non allarmare chi abbia un po’ di esperienza con i 18enni del nuovo millennio,  chiede le mie chiavi di casa. A questo punto una madre meno navigata gliele affiderebbe, col rischio di non veder tornare più né loro né il figlio. Ma tutti i miei meccanismi istintivi attivati dallo spirito di sopravvivenza si allertano e, fingendo una calma che non provo, avvio un dialogo che so già sarà allucinato, un colloquio alla Jonesco, uno stressante tentativo di vedere la luce, che non può prevedere domande dirette in quanto sono del tutto escluse le risposte chiare ed esaurienti che un frangente del genere sembrerebbe poter permettere.

Madre: “Perché non usi le tue?” (mai saltare a conclusioni affrettate, tipo: “Le hai perse?” perché , pur rispecchiando la cruda realtà, il ragazzo potrebbe offendersi e protestare: “Ecco, non hai fiducia in me!” chiudendo per sempre il discorso e impedendo di porre riparo)

Figlio: “Non le ho”. Punto.

Madre: “Come mai?” (sempre con estrema cautela, per non far fuggire la preda)

Figlio: “Sono rimaste in montagna” (notare come  la colpa sia sottilmente attribuita alle chiavi che non si sono affrettate a raggiungere la comitiva al rientro, ma hanno preferito allungare  di qualche giorno un così piacevole soggiorno)

Madre: (subdorando che non è tutto qui): “Cos’altro è rimasto in montagna”

Figlio: (già lievemente offeso per quel “cos’altro”): “Niente, ovvio”.

Madre (che non demorde): “Come hanno fatto, le chiavi, a uscire dallo zaino” (la colpa deve rimanere attribuita alle chiavi).

Figlio: “Non erano nello zaino”.

Madre che pensa “Beccato!” e dice, più cautamente: “Ah sì, e dove?”.

Figlio: “Nel giubbino multitasche”.

Madre: “Allora è rimasto in montagna anche quello!” (punto esclamativo appena accennato)

Figlio: “Ovvio”

Madre che pensa: “A me Kafka mi fa un baffo”.

(Dopo qualche giorno si scoprirà perché le chiavi hanno voluto rimanere in montagna con la complicità del giubbino multitasche: volevano godersi in santa pace la compagnia dell’orologio da polso nuovo, strafigo!).

 


 

 

    

DANZA LENTA

- Scritta da un’adolescente ammalata in un ospedale a New York -
Hai mai guardato i bambini in un girotondo?

O ascoltato il rumore della pioggia quando cade a terra?
O seguito mai lo svolazzare irregolare di una farfalla?

 O osservato il sole allo svanire della notte?
Faresti meglio a rallentare. Non danzare cosi veloce. 

Il tempo è breve. La musica non durerà.
Quando dici "Come stai"?" ascolti la risposta?
Quando la giornata è finita ti stendi sul tuo letto

con centinaia di domande che ti passano per la testa?
Faresti meglio a rallentare.

Non danzare cosi veloce. Il tempo è breve. La musica non durerà.
Mai detto a tuo figlio, lo faremo domani? Senza notare nella fretta, il suo dispiacere?
Mai perso il contatto con una buona amicizia che poi è finita perchè tu non avevi mai avuto tempo
di chiamare e dire "Ciao"?
Faresti meglio a rallentare.

Non danzare cosi veloce.

Il tempo è breve. La musica non durerà.
Quando corri cosi veloce per giungere da qualche parte ti perdi la metà del piacere di andarci.
Quando ti preoccupi e corri tutto il giorno, é come un regalo mai aperto . . . gettato via.
La vita non è una corsa. Prendila più piano. Ascolta la musica prima che la canzone sia finita.
   

                                        

 

 

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