1°
novembre







Il
porto di Bardolino
26 ottobre 2009










SORSI
D’AUTORE – BARDOLINO 28 GIUGNO 2009



PIERO ANGELA

Torna
presto SAN NICCOLO’……!
BARDOLINO.
Spettacolare intervento per riportare a riva il veliero ultimo
testimone dei traffici commerciali sul lago
Recuperato
il San Nicolò «Ritornerà a navigare»
I
proprietari del «barcòn» sommersi di messaggi Danni
per 200 mila euro e caccia ai maestri d’ascia
Decine di persone hanno assistito allo
spettacolare recupero del San Nicolò, il veliero più vecchio del
Garda ancora in attività, andato alla deriva in seguito al violento
fortunale notturno di fine giugno sul lago. L’ultimo «barcòn»,
varato l’8 dicembre del 1926, è stato issato a terra da due possenti gru che,
con mille cautele e grazie a una perizia non comune,
hanno alzato fino ad un’altezza superiore ai dieci metri il bialbero
in legno (lungo circa
«Si prospettano tempi lunghi», allarga le braccia l’armatore
Ivan De Beni pronto a ringraziare il sindaco Pietro Meschi
per aver concesso l’utilizzo dell’area. Ma non solo.
«Davvero encomiabili sono stati i volontari del gruppo Opsa
e i vigili del fuoco che hanno mantenuta vuota d’acqua la stiva del San Nicolò
nei giorni successivi al disastro e durante il trasporto del barcone, via lago,
dal luogo del naufragio, davanti alla sede della Canottieri,
a Punta Cornicello. Purtroppo i danni sono
consistenti e ci vorranno mesi prima di rivedere il San Nicolò in attività. Oltre ai due i profondi squarci nella carena ci sono da valutare le
condizioni della chiglia. Con i miei soci (il barcone è di proprietà
dell’agenzia Europlan, ndr)
stiamo pensando d’ingaggiare una squadra di maestri d’ascia per velocizzare i
tempi di recupero del veliero. Il danno economico? Difficilmente riusciremo a
stare sotto i 200 mila euro», confida ancora De Beni. Il quale
è letteralmente sommerso di messaggi di bardolinesi
profondamente dispiaciuti per la sorte del San Nicolò.
È la conferma del forte legame che questo barcon ha
con la sua comunità. D’altronde fu realizzato dal cantiere Guarnati
per i fratelli Giuseppe e Giovanni Donà rimasti
malauguratamente senza barca. In quell’epoca ebbero
l’aiuto spontaneo dell’intera comunità che, con una colletta, contribuì alla realizzazione del nuovo scafo, cosi battezzato in onore del
patrono del paese. Nel corso della sua lunga attività il barcone, ora adibito a
crociere turistiche, trasportò ogni tipo di merce. «Soprattutto pietre, per
costruire i porti, legname e anche frutta», raccontano Carlo ed Ennio Donà, primi cugini e figli rispettivamente di Giuseppe e
Giovanni Donà.
Poco prima della seconda guerra mondiale il San Nicolò finì sugli scogli per la
rottura degli ormeggi. Alla fine della guerra il veliero rimase fino al 1957 di
proprietà della famiglia Donà quando, non potendo reggere alla concorrenza del trasporto
su gomma, venne venduto ad un certo Duprè di Lugano. Nel maggio del 1962 nuovo cambio di proprietà con il passaggio al
bolzanino Walter Bertolazzi. L’imbarcazione fu sottoposta ad un radicale restauro, dicembre 1967, con le tavole
di fasciame rovinate sostituite con altre in mogano nel cantiere di
Sauro Feltrinelli di Malcesine.
Successivamente il San Nicolò è stato acquistato da
Pierluigi Canobbio di Riva, titolare della linea di
autocorriere Rovereto-Riva, e quindi nel 1979 da Helmar
Danner di Linz che per circa sei anni l’ha adibito a
nave scuola di vela sotto bandiera austriaca. Nel gennaio del 1987 il San
Nicolò fu comprato dall’agenzia Europlan.
Si
ricorda l’antica veleggiata fra i Barconi del Garda, avvenuta
il 6 luglio 1930, nella quale figurava tra gli organizzatori persino il
vate Gabriele D'Annunzio, con triangolazione fra i comuni, dimostrazione delle
antiche manovre e sosta presso i relativi porti. Secondo il regolamento dell'epoca il… "percorso deve essere effettuato valendosi
della sola velatura ed è concessa una zavorra pari ad un decimo della portata,
in sacchi da 100 chili l'uno. E' concesso un massimo di 4 persone per bragozzi di I categoria (portata oltre le 30 tonnellate) ed un
massimo di 3 per quelli di II categoria (dalle 10 alle 20 tonnellate). Le boe
che segnano il percorso devono essere girate senza essere toccate. Il bragozzo
che corre con vento largo dovrà lasciare libera la
rotta a quello che va di bolina. Il bragozzo che scorre con scotte a dritta,
dovrà lasciare libero il cammino all'altro che corre
con scotte a sinistra. Se due bragozzi corrono
entrambi con vento largo in direzioni opposte, il bragozzo che ha il vento
sulla sua sinistra lascerà il passo libero all'altro. A vincere quella sfida
fu il Genova, poi diventato Marola,
di Nino Braghieri di Gargnano mentre ad aggiudicarsi il trofeo nella I
categoria fu l'Antonietta di Emo Fravezzi di
Castelletto. Nella II categoria il successo arrise alla Celestina di Agostino Massari di Torri
mentre il San Nicolò si piazzò terzo,
solo sesta
Due passi a…
clicca foto
Bardolino: cronaca di una serata di “Mamma Rai”
Ho assistito con piacere alla registrazione dell’ultima puntata del programma televisivo itinerante lungo i comuni della riviera gardesana “Stasera mi butto”, ma per arrivarci ho sudato e non solo metaforicamente le classiche quattro camicie.
Dopo aver ricevuto una telefonata ad personam, gratificata dall’attenzione, ho provveduto a disdire un appuntamento concomitante, per presentarmi all’invito di ritirare i 2 biglietti gratuiti riservati per ciascun residente.
Sono arrivata al porto alle 10.45 dove sotto un sole impietoso si erano formate due file di N.I.P. (not important person) accaldati , una per la puntata del sabato, l’altra per la puntata della domenica. Di residenti non ne ho visti molti, di turisti invece parecchi. Alle 11.15, pensando anche al disco orario in via di scadenza, ho rinunciato all’impresa e ho lasciato il campo.
Mi è stato riferito che gli organizzatori sono arrivati subito dopo, bruciando in poco tempo i biglietti rimasti da precedenti distribuzioni in altri circuiti .
Ma quando uno nasce fortunato… Un gentilissimo vicino di casa mi ha omaggiato del suo, che aveva ritirato, ma che non avrebbe potuto usare. Quasi commossa dal gesto, e seguendo le istruzioni relative all’orario previsto di accesso, pena la perdita del posto, verso le 19.30 mi sono messa pazientemente in attesa di accedere, e anche qui si è rischiato il soffocamente e qualche tafferuglio, essendo stato aperto un piccolo varco, da cui accedere , pochi alla volta, alla meta.
In effetti la meta era già stata guadagnata dai VIP che in gran numero erano già al loro posto di combattimento. Numerose le giovani creature presenti, nonostante sui biglietti si ponesse il limite dei 14 anni! Ma si sa , la fortuna sorride agli audaci, e pian piano, scavalcando esili ma rilevanti corde, sono riuscita ad arrivare ad un posto quasi-quasi da VIP….
Una residente di Bardolino
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BARDOLINO. Uno spettacolo che si è
protratto fino a notte fonda ma che ha visto migliaia di persone entusiaste
applaudire senza sosta protagonisti e conduttori
Un capo claque d’eccezione tiene «caldo» il pubblico senza
concedere pause in tono minore di Stefano Joppi
Una
maratona travolgente, un torrente di irresistibile spettacolo.
Villa Carrara Bottagisio, sabato e domenica, si è trasformata in un
palcoscenico per la rete ammiraglia della Rai, che ha così concluso il tour del
varietà «Stasera mi butto», che va in onda al martedì, in prima serata, fino al
14 agosto.
Dopo Peschiera, Salò, Riva e Arco è toccato adesso a Bardolino ospitare la
manifestazione itinerante creata da Bibi Ballandi, il numero uno dei produttori
televisivi italiani autore dei più seguiti show del piccolo schermo (da
Fiorello a Celentano, a Ballando con le stelle). Immancabile dunque il connubio
con
E a testimoniare l'importanza dei numeri domenica, in prima fila a fianco di
Ballandi e del sindaco di Bardolino Pietro Meschi, è rimasto fino alle due di
notte, a seguire la registrazione della finalissima condotta da Caterina Balivo
e Biagio Izzo, anche il direttore di Rai Uno Fabrizio del Noce. Poco distante
l’onorevole Aldo Brancher che ha messo in sinergia
Chi si è divertito sin dall'inizio del tour è stato senz’altro l'attore
napoletano Biagio Izzo. «Il mio tuffo nel lago? L'abbiamo registrato a
Peschiera e non c'è stato bisogno di ripeterlo perché sono un vero
professionista", scherza il conduttore prima di entrare in scena: ad
attenderlo la giuria composta dall’avvenente Martina Colombari, l’esplosiva
Barbara Matera e la conturbante Jennifer Rodriguez. Assieme al presidente di
giuria Fabio Testi («E' da quattro anni che lavoro solo in Spagna spero di
tornare presto su-gli schermi Rai»), il mitico dirigente Rai Mario Maffucci,
ora consulente per
Il vincitore? Un duo davvero esilarante: Max e Angelo. E tra uno sketch e
l’altro via all'amarcord musicale con Alan Sorrenti (L’unica donna per me), il
francese David (Words) e le imitazioni di Manuela Aureli che dietro le quinte,
in-crociando le dita, rivela la sua presenza in autunno nel cast di «Domenica
In». Sul palco trascinati dai co-mici di turno anche volti del paese come il
centralini-sta del comune Luciano Veronesi alle prese con la mossa del
serpente.
Uno spettacolo protrattosi fino a notte fonda con il pubblico coinvolto
dall'amabilità dei conduttori ma soprattutto dal capo-clacque Pedro, il quale
si è dimostrato un vero artista: è riuscito a incitare senza sosta oltre mille
persone ad applau-dire, sbracciarsi e urlare per creare una vera e propria
atmosfera da stadio a sostegno dei comici, ma non solo, in gara. Una vera prova
di forza: che ha confermato tutta la forza che
Un saluto ai due conduttori, allo staff e poi, rimessasi la giacca, si
accomoda in platea. «No, a-desso nessuna intervista. Ci vediamo a fine
spettacolo», fa annunciare dal solerte ufficio stampa. Nessuna deroga. Fabrizio
Del Noce è concentrato sullo spettacolo. Segue le varie fasi, beve una
coca-cola in una delle brevi pause e poi ritorna, come uno scolaretto, a
sedersi in prima fila.
Più indietro man mano che le ore passano il pubblico si defila ma i vuoti
vengono facilmente rimpiazzati. Alle due di notte Del Noce, al pari di
Ballandi, fugge in albergo stremato.
Il giorno dopo appena sceso dall’aereo che l'ha riportato a Rona Del Noce dal
cellulare fa sentire la sua voce: cortese e ciarliera. «E' stata una gran
serata. Sono soddisfatto dello spettacolo e degli ascolti che sta registrando.
I conduttori sono davvero bravi: Izzo ha saputo tenere i tempi e
I BARCONI DEL GARDA
Edizione 2006


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Storica sfida tra i due
antichi mercantili denominati "Siora
Veronica" e "San
Nicolò". Siora Veronica è una goletta gardesana degli anni
Venti completamente restaurata. Ideata per trasportare i marmi impiegati
nella costruzione dei porti lacustri, oggi viene utilizzata per crociere che
da Malcesine partono alla scoperta del Benaco. I due velieri storici
ancora presenti sul Lago, il "San
Nicolò" e la "Siora
Veronica" si affronteranno per far rivivere una sfida
fra gli antichi mercantili del Benàco. Questi barconi a due alberi,
con portata da Fin dai primi del Novecento,
uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo dell'attività commerciale in Italia
era il sistema dei trasporti. La rete viaria comune, anche e soprattutto a
causa delle caratteristiche orografiche del territorio, era ancora poco
affidabile; la ferrovia si dimostrava efficace, ma poco capillare, di
conseguenza, a beneficiare del libero scambio delle merci erano soprattutto
le località bagnate dal mare o comunque da una idrovia. Proprio i grandi
laghi del nord, orlati da significativi rilievi, erano luoghi dove la
navigazione mercantile ebbe un ruolo fondamentale. Il lago che ha conosciuto
un'evoluzione della marina mercantile più spiccata degli altri è forse
proprio quello di Garda. Ancora negli anni '20 sul Benàco si poteva vedere
una flotta di una quarantina di cosiddetti "barconi", che
assicuravano tra Riva e Desenzano il trasporto di legno, carbone, pietra, ma
anche cereali, frutta e olio. Armate al quarto, generalmente con due alberi,
nonostante l'assenza di chiglia e grazie al generoso fiocco murato sull'asta
di prora, riuscivano anche a stringere il vento di qualche grado.
Originariamente navigavano esclusivamente a vela, ma successivamente vennero
equipaggiate con motore ausiliario.La realizzazione della rete stradale
intorno al lago degli anni '30 rese il trasporto su scafo economicamente non
più conveniente e, quindi, quella che fino allora era stata un'importante
flotta mercantile, andò in disuso prima, e in rovina poi. Il boom di questi
barconi, chiamati anche bragozzi (forse perché per spendere meno i
proprietari acquistavano in laguna le vele dimesse dei bragozzi, o per la
vaga somiglianza alla nota barca chioggiotta, data dall'armo velico), si
esaurì con la fine della Seconda Guerra Mondiale. Oggi, tra i tanti barconi
allora in attività ("Riviera", "Roma", "Norge",
"Schiara", "Limone", "Garda",
"Volandina-Benacense, "Iolanda", "Garibaldi",
"Genova", "S.Angela Merici")" ne sono rimasti solo
tre esemplari: il "Veronica", il "Marola" ex "Genova",
di Milo Manara e il "San
Nicolò". Quest'ultimo è stato
costruito nel cantiere di Francesco Guernati a Bardolino e varato l'8
dicembre 1925 con madrina la figlia dell'allora podestà Felice Vivaldi. Come nella
tradizione, lo scafo era fasciato in larice, su una robusta ossatura in gelso
e alberi in cipresso. E' stato realizzato per i fratelli Giuseppe e Giovanni
Donà, rimasti malauguratamente senza barca. Essi ebbero l'aiuto spontaneo
dell'intero paese, dato che con la loro barca avevano sempre collegato
Bardolino con gli altri centri del Garda, per ogni tipo di traffico. Una
colletta di paesani infatti contribuì alla realizzazione di questo nuovo
scafo che quindi fu battezzato "San Nicolò", in onore del patrono
della cittadina. Questo barcone ostenta a prua una bella polena, proveniente
da una barca più vecchia, il "Garibaldi" di Garda. Il "San
Nicolò" ha svolto una lunga attività di trasporto merci da un porto
all'altro delle sponde del Garda: biada, laterizi, agrumi, olio, legnami ed
anche "stanghe", i pali di legno usati per i vigneti. Prima
dell'ultima guerra al "San Nicolò" è anche capitato di finire sugli
scogli per la rottura degli ormeggi, per fortuna senza troppi danni. Riarmato
con grandi sacrifici alla fine delle ostilità, è rimasto proprietà della
famiglia Donà di Bardolino fino al 1957, quando, non potendo reggere alla
concorrenza del trasporto "su gomma", è stato venduto al Signor
Duprè di Lugano; nel maggio del 1962 è stato poi acquistato da Water
Bertolazzi di Bolzano. Nel 1967 è stato sottoposto ad un radicale restauro
nel cantiere di Carlo Feltrinelli a Malcesine, specialista, come il padre
Sauro, in queste costruzioni. Successivamente il "San Nicolò" è
stato acquistato da Pierluigi Canobbio di Riva, che per circa sei anni lo ha
adibito a nave scuola di vela sotto bandiera austriaca. Dopo essere stato
trascurato per alcuni anni, nel 1988 è stato acquistato dall'attuale
armatore, l'Agenzia Europlan s.r.l. di Bardolino, ritornando così sotto bandiera
italiana,e quindi sottoposto ad una ristrutturazione del fasciame dell'opera
morta e della coperta nel Cantiere del Ferro di Garda. Si è provveduto anche
ad una sostanziale trasformazione dell'armo velico per un uso più pratico:
gli alberi sono stati muniti di rande auriche, trasformando il "San
Nicolò" in goletta. Sottoposto nel 1992 e nel 1993 ad ulteriori
sistemazioni, oggi il "San Nicolò" è ancora navigante e, affidato
alle attente cure di Aldo Giarbini, comandante e factotum di bordo dal 1987, svolge attività turistica
sul lago. "Veronica" è una imbarcazione che stazzava 60
tonellate e che i gardesani hanno visto impegnata, per lungo tempo, come
chiatta per piantare i pali d'ormeggio degli imbarcaderi e per recuperare
scafi affondati. Era il 2001 quando l'attuale armatore ne scoprì lo scafo
ormeggiato nella darsena di una cartiera a Tuscolano. La severa prua
verticale e la poppa dallo slancio moderato, lo convinsero ad acquistare
questi I lavori di carpenteria
furono infatti affidati alla falegnameria di Karl Limer di Lana di Merano. In
soli tre mesi vennero realizzati gli interni in biondo ciliegio locale e la
coperta in tek, che completarono la trasformazione di "Veronica" da
imbarcazione da carico in yacht. Sottocoperta sono state ricavate, oltre ad
un immenso quadrato dotato di un doppio tavolo da pranzo e cucina a murata,
ben tre cabine doppie con relativi servizi e una cabina singola per il
comandante. Dopo quasi
un anno di lavori, tra mare e monti, il 22 giugno 2003 lo yacht è stato
varato sul lago, a Riva del Garda. Il nome originale è stato arricchito di un
titolo che, in un certo senso, ne celebra il passaggio da battello merci a
barca da diporto; sulla sua poppa, infatti, si può leggere: Siora Veronica. |
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Il premio Nobel e senatrice a vita
sarà sabato alla Disciplina di Bardolino per promuovere il progetto «Dalla
strada alla scuola» a sostegno dell’Africa
Bardolino.
Sale l’attesa nel centro lacustre per l’arrivo, sabato 10 febbraio alle 10
nell’ex chiesa della Disciplina, di Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la
medicina e senatrice a vita. L’incontro, promosso dall’amministrazione
comunale, si propone di divulgare gli obiettivi della Fondazione Rita Levi
Montalcini costituita nel 1992 con il motto «Il futuro ai giovani». In
particolare, tra gli scopi della Fondazione figura l’aiuto alle donne africane
di Etiopia, Eritrea, Mozambico, Niger, Kenia. Sabato la presentazione della
senatrice a vita, nominata nell’agosto del 2001 dal presidente della Repubblica
Carlo Azeglio Ciampi, sarà affidata al professor Igino Consolini, che prenderà
la parola subito dopo il saluto di benvenuto del sindaco, Pietro Meschi.
Toccherà quindi alla professoressa Rita Levi Montalcini illustrare gli scopi
della sua Fondazione e in particolare a Shinash Negassi, coordinatrice del
progetto, esporre l’iniziativa denominata «Dalla strada alla scuola».
Obiettivo di questo progetto è sottrarre alla strada 50 giovani vite di bambine
e adolescenti, costrette all’accattonaggio e a piccoli lavori di venditrici
ambulanti, per inserirle in un percorso scolastico della durata di tre anni: 35
di queste allieve avranno la possibilità di frequentare, oltre alla scuola, un
corso supplementare igienico sanitario e di economia domestica per prepararsi
sia al mondo del lavoro che a una futura vita familiare.
Il progetto è indirizzato alle bambine proprio perché, in quanto femmine, hanno
meno opportunità di studiare e sulla strada incontrano la violenza più
umiliante, che sfocia spesso nella prostituzione. Attraverso l’assistenza
sociale, il sostegno economico alle loro famiglie, e con la supervisione in
loco di un operatore della Fondazione, queste ragazze potranno passare «dalla
strada alla scuola». Il costo per il sostegno a distanza per tre anni per 50
ragazze si aggira sui 100mila euro: in pratica 1,83 euro al giorno per
adolescente.
Sempre nel corso della mattinata Nighisti Zeggai, coordinatrice regionale dell’associazione
Donne eritree, si soffermerà sull’impegno delle donne della diaspora eritrea.
Le conclusioni e chiusura dei lavori saranno affidate all’ex ministro Gianni
Fontana. (s.j.)



Natale 2006 - I
Presepi nella Barchessa Rambaldi a Bardolino

28 settembre
– 2 ottobre 2006
Lungolago
Anni 80



Chiesa Parrocchiale - Luglio
2006 - Concerto con Katia Ricciarelli