- BETTY -
1.9.1914
– 9.2.1982
Elisabeth Isabel Walsh
Nata nel 1914, Betty
venne in Italia a 5 anni.. Imparò l’italiano e anche
il dialetto di Garda, integrandosi nell’ambiente e facendosi voler bene dai
gardesani. Le sue amiche la ricordavano come una persona generosa e sensibile.
Le
piaceva ballare ed era molto sportiva. Fotografie dell’epoca la ritraggono con
gli sci al lago o in montagna e soprattutto sul porto di San Vigilio, “miss”
dolce ed elegante. Gli sci erano rudimentali, ma mia
mamma Betty era impareggiabile nel destreggiarsi sui
campi di neve o nella scia del motoscafo. Con il fratello Leo andava anche a
veleggiare e a schettinare sulla strada gardesana.
Negli
anni trenta guidava la sua auto, una delle prime Topolino!
Così era chiamata la piccola utilitaria della Fiat
uscita qualche anno dopo
Trascorse
l’infanzia e la giovinezza a San Vigilio, sempre vicino alla madre, da cui
acquisì una perfetta pronuncia e molte abitudini inglesi. Le
ricordo bere insieme il tea, che assaporavano liscio, senza né latte né
limone. A casa nostra la teiera era sempre pronta!
Si
sentiva italiana, come mi racconta il professor Pimazzoni, suo coetaneo, ricordando una frase che era
solita dire: “Noi italiani siamo diversi….”
Imparò l’arte della cucina dalla mamma, prima
a San Vigilio, poi a L’Eremitaggio, l’albergo che
gestì con me e mio papà negli anni ’50.
Se ne andò in un giorno
di febbraio del 1982, quando in giardino sbocciavano le primule, lasciando un gran vuoto.
(Da “Leonardo Walsh a
San Vigilio”)



Punta San Vigilio , dunque, riviera veronese del Garda. Cipressi,
ville, e parchi settecenteschi, statue, ruderi romani, lapidi, automobili, una
locanda lieta e raccolta insieme, un po’ eremo e un po’ osteria, un po’
italiana, e un po’ nordica, signorile e casalinga, belle stoviglie, candide
tovaglie, a strapiombo sul porticciolo, il lago davanti che entra da ogni
finestra insieme al sole, al cielo, alle vele. Pace solenne, festoni di verde,
chiome di edere sui muretti, una straduccia, che si inerpica e finisce sotto un
volto, trote del lago, vin bianco di Soave, limpido rosso anche lui della terra
veronese, una giovanissima miss che è qui da bambina ed è rimasta tutta
inglese, tutta bionda, tutta occhi azzurri e turchini – ma questi hanno preso
dal lago – tutta giglio, tutta deliziosa miniatura, delicatissima litografia a
tenui colori, figlia gentile del serioso locandiere. Come possibile vivere se
non qui? (dall’Arena
- 1930)

Miss Betty






A Venezia

Young Betty


Londra - 1946

All’Eremitaggio con Claire

Con Robert

Betty alla finestra
LEO
(1911-1955)

Mio zio Leo arrivava d’estate dall’Inghilterra, anche in
moto,
e si fermava da noi per qualche settimana.
Pur avendolo incontrato poche volte, lo ricordo con
moltissimo affetto.
Mi portava a Garda a trovare la sua maestra, a casa
Pincini,
e il ricordo che mi è rimasto di quelle visite, vago
perché ero molto piccola,
era di una giovane Liliana che dipingeva le pareti della
sua bella casa con fiori delicati..…
L’ho visto a Londra l’ultima volta nel 1955, e il ricordo di
quell’incontro mi commuove ancora.
Sarebbe morto, molto giovane, poco tempo dopo.
