SIR WINSTON CHURCHILL
Visita entrata nel mito
anche perché circondata da un’aureola di mistero sulle ragioni del
viaggio in Italia dello statista inglese. L’unica foto del premier fu scattata
di spalle, perché non era consentito farne di altre, e lo ritrae intento a
completare uno dei suoi famosi acquarelli. Divertente lo scherzo di mio nonno,
nel farsi ritrarre al posto di Winston, con il suo cappello di paglia a larghe
tese e l’immancabile sigaro in bocca.
(Tra l’altro oltre che a Churchill,
Leonard aveva anche la sagoma di
Alfred Hitchcock!)

Mio papà riuscì a fotografare
da lontano l’arrivo dello statista via lago in motoscafo, con cui proveniva
dall’altra sponda con la moglie, accompagnato da uno stuolo di guardie del
corpo. Winston alloggiò infatti al
Grand Hotel di Gardone dalla fine di luglio a metà agosto del 1950,
arrivando quotidianamente a San Vigilio
verso le 9.30 del mattino, per passarvi la giornata, attirato dal buon mangiare
e dal buon bere, oltre che dallo splendido scenario. La scorta armata creò un gran scompiglio e parecchio chiasso,
di cui mio nonno era acerrimo nemico!
Alla fine Leonardo
non ne poteva più e tirò un sospiro di sollievo quando le visite ebbero
termine. Pare che non volle ospitarlo una seconda volta, perché il trambusto
creato dagli uomini della sicurezza era stato insopportabile
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Il professor Ernesto Guidorizzi scriveva
sull’Arena del 29 luglio 1991 Punta San Vigilio è
stata la meta preferita di numerosi personaggi illustri: letterati, attori e
uomini politici. QUEL VERDE PROMONTORIO
SUL LAGO DI GARDA DOVE D’ANNUNZIO CONDUCEVA LE SUE DONNE Giungeva
dall’altra parte del lago di Garda: il suo motoscafo approdava nel piccolo
porto, sotto il loggiato che allora non aveva vetri. Risaliva per le pietre,
entrava insieme con le sue dame: era Gabriele D’Annunzio. Dal Vittoriale la
traversata doveva risultare piacevole. Per non correre rischio alcuno, il gruppo
che arrancava dietro al poeta portava da sé le vivande, le quali venivano
disposte su un tavolo nello stesso loggiato, e gustate senza che ordine
alcuno venisse dato dal proprietario della locanda, il quale veniva anzi
ignorato. Costui
era giunto dalla Gran Bretagna ancora nel 1910, insieme con un ricco uomo
d’affari elvetico. Rimasto poi solo sulle rive del lago, si era invaghito
della Punta dai cipressi e dai viottoli che conducevano sino alle acque.
Esisteva lì una bettola per pescatori, che l’inglese (il cui nome era Leonard
Walsh) avrebbe rilevata, intuendone il valore sia estetico sia turistico. Da
buon inglese appunto Leonard Walsh non si lasciò impressionare molto dai
comandi che il vate di Gardone dava; e non accettò soprattutto la pretesa, da
parte dell’ospite pur particolare, di appartarsi in una stanza con una delle
sue dame, pronta e vogliosa a consentire agli inviti espliciti. Ne scaturì un
litigio, per cui il suddito britannico dovette affrontare le autorità
dell’epoca, alle quali Gabriele D’Annunzio doveva apparire quanto meno
intoccabile. Sembra che il poeta non tornasse più a San Vigilio. L’autorità
fascista dovette mandare poi alcuni militi, al fine di proteggere lo strano
albergatore da possibili rappresaglie di qualche energumeno. Con
lo scoppio della guerra, Leonard Walsh venne internato altrove, insieme con
alcuni connazionali, sorpresi in Italia dallo scoppio delle ostilità. Nel
mezzo del conflitto, quasi sicuramente grazie ad uno scambio di prigionieri,
egli potè raggiungere Lisbona insieme con la sua famiglia e da lì, attraverso
un volo nella rotta che era costata la vita al grande attore e regista Lesile
Howard, Leonard Walsh rimise piede nella sua terra. Ma
non cessava di manifestare nostalgia per l’Italia ed in particolare per il
verde promontorio affilato verso il lago, per la locanda dal loggiato sopra
le acque, per il posto che era stato fondamentale nella sua vita. Non
appena cessato il conflitto, Leonard Walsh ritornava a San Vigilio. Era il
1946. Per un anno attese ai lavori di riordino, e nel 1947 egli si ritrovava
in grado di riaprire la “sua” locanda. Vi giunsero ospiti preferibilmente suoi
connazionali: il silenzio, la delicatezza dei flutti sulle pietre,
l’accoglienza squisita,l’arredamento costituito secondo una rustica eleganza
raffinatissima, il peculiare paesaggio mediterraneo, la possibilità di
rimanere nella solitudine migliore, quella protetta dalla natura e da chi sa
accogliere nel modo più educato ed umano, indusse tutto ciò a soggiornare
nella Punta di San Vigilio molti personaggi cospicui di un’intera epoca
storica. Alfred
Duff Cooper si era distinto prima della guerra, poiché aveva manifestato il
coraggio di dimettersi, come Anthony Eden, dal governo suicida di Neville
Chamberlain. Studioso di storia, stava ritirato in una delle stanze a
scrivere. Cogliendo nell’incanto del luogo l’opportunità davvero
privilegiata. Nell’anno
successivo un altro battello recava a San Vigilio l’ospite più illustre:
Winston Churchill. Rimase per qualche giorno. Difeso dal suo “sombrero”
bianco e seduto nel giardino verdissimo attiguo alla saletta da pranzo,
dipinse uno dei quadri reputati poi tra i suoi migliori dagli esperti. Leonard
Walsh cucinava per lui e beveva poi insieme con l’eroe della guerra, il quale
aveva infine richiesto il conto per sentirsi di dal civilissimo albergatore
che il conto gli sarebbe stato mandato al numero 10 di Downing Street: un
augurio arguto che si dimostrò poi realista, poiché Winston Churchill sarebbe
ritornato subito dopo a ricoprire la carica di premier inglese. E
sarebbero giunti poi a San Vigilio Laurence Olivier e sua moglie Vivien
Leigh, innamoratissimi dapprima. Affettuosi poi, quando decisero di
trascorrervi anche un Natale. E già in crisi alla fine. Vivien
sarebbe ritornata senza il marito, scontrandosi persino con l’amico
albergatore che non aveva accettato un suo comportamento. E
Leonard Walsh invecchiava. Il “suo” porticciolo veniva profanato dalle folle
moderne. La “sua” locanda la sentiva esposta sempre più alla volgarità di
avventori che egli non poteva sopportare. La
figura adiposa ed il volto sornione lo facevano assomigliare sempre più ad
Alfred Hitchcock. In una lettera apparsa sul “Times” , che lo ricordava dopo
la sua morte, era detto con ironia inglese che non esisteva cintura adatta
alla sua corporatura. Ma nella stessa lettera ci si inchinava alla sua
memoria, per aver saputo egli valorizzare quel luogo diventato mitico nel
mondo anglossassone. Vi
scenderà infine, godendone ripetutamente le bellezze, lo stesso erede al
trono britannico. Un
giovane medico, Giampaolo Rossi, visitava Leonard Walsh e veniva intrattenuto
dal burbero albergatore, prodigo di confidenze quando le generose libagioni
sospingevano alle memorie. Ma il tempo trascorreva. Il medico lo curò per una
caduta e la frattura conseguente del femore. Dopo
la sua morte, Giampaolo Rossi ne preservò la memoria, alimentando l’amicizia
con la stessa figlia dell’albergatore, del genero Robert Sargint e della
“governante” di allora. Questi
ultimi sono ritornati nella locanda dopo moltissimo anni di assenza. On
gentilezza propria della tradizione migliore, sono ricomparsi in questi
locali per aprire sia un album di fotografie sia i ricordi loro a chi
interessato aveva da bambino veduto la figura di Leonard Walsh, di Leonardo,
anzi, come veniva chiamato, così come Lorenzo veniva chiamato Laurence
Olivier. Mi
sembrava identico a Winston Churchill allora il vecchio britannico, e lo
ammiravo da lontano, come esponente di una civiltà per me altissima. In una
fotografia alquanto rara, Leonard Walsh imitò infatti il suo premier, seduto
al cavalletto, con il “sombrero” bianco ed il sigaro. Appariva tanto simile
da ingannare i giornalisti del tempo. Soffermandomi ora in
quello stesso angolo del giardino che dà sul lago, mi pare che le acque
sospingano molto distante il pensiero andato a queste ombre estese. |
Il giornalista Gianni Sala scriveva sull’Arena, alla morte di Leonard Walsh, avvenuta nel
1971.
MISTER WALSH OSPITO’ CHURCHILL COME AMICO E NON
COME CLIENTE
Venire a San Vigilio adesso che non c’è più Leonard Walsh nella locanda sul porto fa uno strano effetto. Walsh la gestiva dal 1919, una splendida loggia sul lago, cinque o sei stanze, ma una clientela sceltissima e una rinomanza in tutto il mondo.
Specie all’estero il nome di S.Vigilio era inscindibilmente collegato a quello del suo caloroso, cordialissimo, anche se per certi aspetti bizzarro, albergatore. E non solo perché in fondo era stato lui a farne conoscere l’incanto. Questo inglese un po’ strambo trapiantato sul Garda, era stato talmente colpito dal fascino di S. Vigilio da finire per incarnarne quasi lo spirito. Posto e uomo si completavano a vicenda. Un’oasi di serenità, di pace che mister Walsh cercava con ostinato amore, di preservare da ogni contaminazione. Per i turbatori della quiete aveva collere violente. Nel suo albergo non c’è ancora il telefono, gli pareva un po’ il simbolo della frenesia e non ne voleva sapere.
Essere albergatore non significava per lui, secondo una accezione ormai assai diffusa, cercar di arricchirsi con i turisti, ma far della tradizione dell’ospitalità il proprio mestiere. I privilegiati che frequentavano la locanda non erano considerati clienti ma ospiti e come tali Walsh si riteneva in diritto di sceglierseli. Fra essi una interminabile serie di nomi illustri: Churchill, il lord dello scacchiere Stafford Cripps, l’ambasciatore Ashley Clarke, Laurence Olivier, Vivine Leigh, Russel, e fra gli italiani Einaudi, Gassman e Rascel per citarne alcuni.
Era amico personale di tutti. Venivano a S. Vigilio
in cerca di tranquillità e egli pensava a proteggerli dalla molesta curiosità
degli scocciatori. Perché Churchill potesse fare il bagno in un periodo in cui
il lago era in magra fece costruire un pontile e ai fotografi che volevano
insistentemente cogliere lo statista distribuì, approfittando di una certa
rassomiglianza, una propria foto, di spalle, col cappello di Churchill e, in
mano, ben visibile l’inconfondibile sigaro.
Non accettava compromessi da nessuno, tant’è vero
che non esitò in pena notte a “cacciare” dall’albergo Vivien Leigh, appena ne
ritenne scorretto il comportamento, e l’eroina di Via col vento se ne dovette
venire a Garda a piedi. Fino a poco tempo fa curava personalmente la celebre
cucina del ristorante. Ne era geloso, la considerava il suo ufficio e nessuno vi
poteva accedere senza provocare quelle sfuriate violente che potevano trarre in
inganno sul suo carattere chi non lo conosceva bene.
E’ morto a 88 anni per un collasso. La notizia del
decesso è stata pubblicata dal Times e ai funerali è intervenuto tra gli altri,
l’ex ambasciatore inglese a Roma sir Ashley Clarke.
Con Walsh scompare non solo il suo personaggio
originalissimo ma si estingue ormai una figura un tempo caratteristica, quella
dell’albergatore-ospite che sceglie e cura il cliente. Una concezione magari
artigianale ma meno spersonalizzante del turismo soppiantata ormai dalla nuova
dimensione industriale.
Un processo irreversibile di cui egli non vedrà il
compimento. Forse è meglio così. I “rappresentanti” dei voli charters, dei
jukee-box e dei mangianastri a S.Vigilio non li avrebbe potuti sopportare, lui
che era dottore “onoris causa” “in ospitalità all’università di Oxford.