Sabato 9 giugno 2007 – Palazzo Carlotti

 

La mostra «Il tempo delle Vele», che terminerà il 25 giugno a Palazzo Carlotti, si amplia con delle serate culturali a tema. Domani alle 21, «Il Tempo della Marola», voci e suoni sull’onda dei ricordi dei barconi del lago. Col supporto delle voci della Rumarola accompagnate dal pianista Lucio Bonometti, verranno letti brani. Allestimento fotografico di Ivano Maffezzoli. (a.s.)

 IL TEMPO DELLA MAROLA

Voci e suoni sull’onda dei ricordi…..

 

   P. Battistoli – E. Coltri – V. Rossi – C. Sargint - F. Vianini – M.A. Vianini

 

Lucio Bonometti : al Piano

Ivano Maffezzoli : Allestimento fotografico

 

NOTURNO A GARDA

Un spianso de luna su l’aqua che trema…

‘Na barca che rema a colpo sicuro…

La Roca la guarda, de grinta musona.

…La stona, la stona con quel muso duro…

De là San Vigilio, più tenero dorme

de guardia le forme dei pigni va in su…

El faro del porto se smorsa e se impissa…

Me par che ‘l se indrissa …de guardia ‘nca lu…

Le barche lì soto, tornade in fameia,

le speta la sveia del bon pescador…

Un strasso de vela supiada dal vento

la porta via a lento du cori in amor…

Barconi de Garda, là soto le stele,

i pesca sardele al palo del Vò…

Le case le dorme de un sono che pesa...

La tor de la cesa la bate le do...

 

 

Con la  poesia di Angelo Sartori si accentua  l’atmosfera, di per sé magica, di cui  è permeato  questo luogo, che per me è legato a  tenerissimi ricordi d’infanzia. Negli anni ‘50 mio zio veniva d’estate dall’Inghilterra e mi portava spesso a trovare  la signora Recchia, che era stata la sua maestra, e che abitava qui con   l’allora giovane  nipote Liliana, che ricordo intenta  a dipingere.

E recentemente  ci sono tornata molto volentieri a vedere le  belle foto dei  tempi in cui i barconi a vela pullulavano numerosi sul lago.

                                                                      

Ricordiamo alcuni nomi: Riviera – Roma -  Norge – Schiara – Limone – Garda – Iolanda – Volandina Benacense - Nova Garda  – S.Angela Merici – Nuova Vittoria - Genova.

Si ricorda anche l’antica veleggiata fra i Barconi del Garda, avvenuta il 6 luglio 1930, con triangolazione fra i comuni, dimostrazione delle antiche manovre e sosta presso i relativi porti.  A vincere quella sfida fu il Genova, poi diventato Marola, di Gargnano mentre ad aggiudicarsi il trofeo nella I categoria fu l’Antonietta di Castelletto. Nella II categoria il successo arrise alla Celestina di Torri mentre il San Nicolò di Bardolino si piazzò terzo, sesta la Veronica di Castelletto.

La Nuova Vittoria di Garda si piazzò nona.

Tra gli organizzatori figurava anche il vate Gabriele D’Annunzio, che visse a Gardone dal 1921 fino alla morte avvenuta nel 1938.

 

Dall’ Alcione, ascoltiamo una delle poesie più suggestive del D’Annunzio,  composta nei primi anni del 1900,  e dedicata a Eleonora Duse: La pioggia nel pineto.

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.

Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove sui mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
sui ginestri folti
di coccole aulenti,
piove sui nostri volti
silvani,
piove sulle nostre mani
ignude,
sui nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
ancora trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.

Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
.


più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.

E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come un foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota,
più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
 E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe

E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i malleoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
silvani,
piove sulle nostre mani
ignude,
sui nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.

 

 

 

E ora torniamo ai nostri  barconi e alla mirabile descrizione che ne fa Pino Crescini:

 

 “Dai moli e dalle rive ogni giorno si potevan vedere spiegarsi o afflosciarsi le vele policrome dei barconi, che andavano e venivano instancabili. Trasportavano pesanti carichi di merce varia dal veronese alla Bresciana, dal bacino nord a quello sud, e viceversa. A Garda questa attività era un monopolio di vari rami della famiglia Maffezzoli, i Frànsarle, i Garibàldi, il Turo”.

“Quando soffiavano i grandi venti, era uno spettacolo il librarsi delle vele, rosse gialle arancione, contro il turchino del cielo e il blu sfrangiato di bianco del lago equoreo”. 

“E c’era il diversivo delle raffiche che inchiostravano l’acqua, della frusta dell’onda che si rideva della murata e la struggente pace delle notti colme di luna e di stelle. E c’erano i fortunali che, sconvolgendo cielo ed acque, incalzavano onde arrovellate, fra cui i bestioni di poc’anzi si trasformavano in gusci impazziti, attratti dall’orrore dell’abisso piu’ delle pietre di cui erano gravidi”

Poi, quando i barconi appoggiavano le loro pance ai moli e riposavano finalmente per un giorno, ragazzini a frotte s’adunavano a capo dei pontili a sgranare gli occhi sulle immagini delle polene, che figuravano policrome e corrusche sante cristiane o discinte e gessose divinità pagane delle acque.

                                                                                             

Di quegli antichi bragozzi oggigiorno restano  due velieri:  il San Nicolò e la Siora Veronica, che da qualche anno  si affrontano  sulle acque del lago tra Bardolino e Malcesine per far rivivere la famosa sfida del 1930.

                                  

Il veliero San Nicolò chiamato così per onorare il patrono del paese, è stato costruito e varato a Bardolino nel 1925, con madrina la figlia dell’allora podestà Felice Vivaldi. Lo scafo era fasciato in larice, su una robusta ossatura in gelso e alberi in cipresso. Sulla prua ostenta una bella polena, proveniente dalla Nova Garda  di Garda.

Rimasto proprietà della famiglia Donà di Bardolino fino al 1957,  è stato  piu’ volte venduto e rivenduto, passando anche sotto bandiera austriaca come nave scuola di vela, e svolgendo anche  un’intensa attività di trasporto merci sul lago. Nel 1967 è stato sottoposto ad un radicale restauro nel cantiere Feltrinelli a Malcesine.  Dal 1988  è stata acquistato dall’agenzia Europlan di Bardolino , e ulteriormente ristrutturato nel cantiere Dal Ferro di Garda. Svolge  attività turistica, sotto le attente cura del comandante Aldo Giarbini.

                                                                 

La Veronica è stata costruita tra il 1926 – 27 da due fabbri di Peschiera del Garda.

Per molti anni  è stata  una chiatta usata per piantare i pali d’ormeggio degli imbarcaderi e per recuperare scafi affondati , poi fu adibita al trasporto di marmi utilizzati nella costruzione dei vari porti lacustri.

Nel 2001 l’attuale armatore né scoprì lo scafo ormeggiato nella darsena di una cartiera a Toscolano. Era un 24 metri di lamiera arrugginita, che  fu affidato al cantiere dei fratelli Rossi di Viareggio per recuperarne lo scafo. Lo scafo rinnovato ed equipaggiato con motore ed impiantistica nuovi lasciò il mare in direzione delle Alpi. I lavori di carpenteria furono infatti affidati ad una falegnameria di  Merano. Così restaurata  lo yacht è stato varato nel 2003, arricchendo il nome di Veronica con il titolo di Siora. Viene utilizzata per crociere che da Malcesine partono alla scoperta del Benaco.

 

C’è poi un’altra goletta , il Genova, nato a Gargnano come barcone da lavoro, che ritroviamo  in tempi più recenti con il nome di  Marola, prima a Malcesine e poi a Torri del Benaco. Ho voluto far rivivere il barcone,   che ricordo per anni ancorato nel porto di Torri,  dando il suo nome al sito in cui ho riposti pezzi di vita fatti di fotografie, immagini, poesie....                                                                                 

 

Una parte  del sito La Marola è  dedicata a San Vigilio, dove  mio nonno Leonard Walsh era arrivato nel 1919, per gestire la  locanda di proprietà del  conte Bortolo Guarienti, realizzando così il sogno di vivere in quel posto meraviglioso che aveva visitato la prima volta da giovanissimo, agli albori del secolo.

La famiglia Walsh diede  un tocco di signorilità alla locanda già esistente. Mio nonno imparò l’arte della cucina da sua moglie Emily: era lei che  preparava  i rock-cakes, dolcetti inglesi destinati a diventare i famosi sanvigilini!  

                                                                                                         

La figlia Betty    a sedici anni sfrecciava già sulla sua “Topolino” , e si esibiva sull’acqua  con il monosci di legno  in auge a quei tempi. Il figlio Leo invece tornò in Inghilterra, non senza prima essersi fatto degli amici  sia a Torri che a Garda,  dove qualcuno dei veci ancora lo ricorda.

 

Sull’Arena del 1930  troviamo una bella descrizione di S.Vigilio e della famiglia Walsh:

           

 

…. Una locanda lieta e raccolta insieme, un po’ eremo e un po’ osteria, un po’ italiana, e un po’ nordica, signorile e casalinga, belle stoviglie, candide tovaglie, a strapiombo sul porticciolo, il lago davanti che entra da ogni finestra insieme al sole, al cielo, alle vele. Pace solenne, festoni di verde, chiome di edere sui muretti, una straduccia, che si inerpica e finisce sotto un volto, trote del lago, vin bianco di Soave, limpido rosso anche lui della terra veronese, una giovanissima miss che è qui da bambina ed è rimasta tutta inglese, tutta bionda, tutta occhi azzurri e turchini – ma questi hanno preso dal lago – tutta giglio, tutta deliziosa miniatura, delicatissima litografia a tenui colori, figlia gentile del serioso locandiere. Come possibile vivere se non qui?  

                                                                                                         

 

Negli anni ’20 Leonard Walsh acquisì un appezzamento di terra nel limitrofo comune di Torri del Benaco, e vi costruì L’ Eremitaggio, a cui è dedicata un’altra sezione importante del sito, e dove ho trascorso la prima parte della mia vita.

 

                                

 

Gli anni scorrevano tranquilli tra San Vigilio e L’Eremitaggio… ma nel 1939 purtroppo scoppia  la seconda guerra mondiale e la vita cambia completamente per tutti.  La famiglia viene fermata perché di nazionalità britannica ed internata in Abruzzo.

 

La stessa sorte toccò alla mia famiglia paterna, che abitava a Zante, isola dello Ionio, dove nel 1700,  era arrivato dall’Inghilterra un mio trisavolo dando  vita ad una generazione anglo-zantiota. La Famiglia Sargint  fu “internata” ad Assisi.

Nel 1943 a seguito di accordi politici entrambe le famiglie furono rimpatriate in Inghilterra. Durante il lungo viaggio di ritorno, in una sosta a Lisbona,  i miei genitori si conobbero e poi si sposarono a Londra, dove nacqui io.

                                                                                 

Finita la guerra, Leonard Walsh ritornò in Italia e appena fu possibile riaprì la sua locanda.

Personaggio eccentrico, geniale,  generoso, Leonard Walsh  aveva appeso sulla porta il motto Carpe Diem. Considerava il suo lavoro un’ arte e non un business. Ospitò molti  personaggi   illustri, dal D’Annunzio, con cui negli anni 20 ebbe dei forti contrasti  a Winston Churchill, da  Vivien Leigh a Laurence Olivier.  Fotografie di questi attori verranno esposte nella mostra del 4 e 5 luglio al Palazzo Congressi, in occasione del premio Riviera.

                                                                                 

 

Abbiamo qui la famosa immagine di Sir Winston Churchill ritratto di spalle intento a dipingere un acquerello del lago. Era venuto sul Garda nell’estate del 1950, alloggiando al Grand Hotel di   Gardone e trascorrendo le giornate a S.Vigilio, dove arrivava il mattino in motoscafo, accompagnato da uno stuolo di guardie del corpo, per trascorrervi la giornata. A Leonard Walsh tutto quel via vai  non garbava  molto, e si racconta che ad una richiesta di tornare, preferì non accoglierlo una seconda volta.             

                      

Divertente lo scherzo di mio nonno, nel farsi ritrarre al posto di Churchill, con il suo cappello di paglia a larghe tese e l’immancabile  sigaro in bocca.

Leonardo non tollerava le persone cafone, il chiasso, perfino il telefono, che è stato installato solo successivamente dalla  contessa Vittoria  Guarienti, che per un certo tempo ha gestito personalmente la locanda.

                                                                                                         

Quando se ne andò nel 1971, sul Times di Londra comparve un articolo di Lord Norwick  in cui si asseriva che con la scomparsa di Mr. Walsh, si era chiuso un capitolo della vita di  chi l’aveva conosciuto e aveva soggiornato nel più bel piccolo albergo del mondo. Niente a S. Vigilio sarebbe stato più lo stesso.  Questa foto é stata scattata da sir Geoffrey Shakerley, cognato di Lord Lichfield, cugino della Regina, che fotografò i reali al matrimonio di Carlo e Diana.

 

Anche a Goethe, proveniente dalla Germania, il Garda fece  l’effetto di  un dorato miraggio:

                  

Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?
Nel verde fogliame splendono arance d'oro
Un vento lieve spira dal cielo azzurro
Tranquillo è il mirto, sereno l'alloro
Lo conosci tu bene?
Laggiù, laggiù
Vorrei con te, o mia amata, andare

 

Con che ardente desiderio vorrei che i miei amici si trovassero un momento qui con me, per poter gioire della vista che mi sta innanzi!   Per questa sera, mi sarei già potuto trovare a Verona; ma a pochi passi da me c’era questo maestoso spettacolo della natura, questo delizioso quadro che è il Lago di Garda, ed io non ho voluto rinunciare; così mi trovo splendidamente compensato di avere allungato il cammino.

 

Lo scrittore apprezza anche  la cucina del lago, come sentiamo dalla traduzione  apparsa nel 1907  di uno dei più grandi traduttori goethiani: Eugenio Zaniboni.
                                              

"L'albergatore mi partecipò, con enfasi tutta italiana, che si sarebbe stimato felice di potermi servire la trota più prelibata. Queste trote son prese vicino a Torbole, dove il fiume scende dai monti, e nel punto in cui esse tentano di salire a ritroso. L'imperatore ricava da questa pesca mille fiorini per il solo appalto. Non si tratta veramente di trote; queste di Torbole sono grandi, del peso talvolta di cinquanta libbre e picchiettate per tutto il corpo fino alla testa; ma il sapore, fra quel della trota e del salmone, è delicato e squisito".

 

Appena la fine della guerra lo permise , non resistendo lontana dal  Garda che l’aveva vista crescere,  anche mia mamma  tornò in Italia per gestire l’Eremitaggio. Pensando a  quel mio primo viaggio fatto da piccolina in nave e treno, ho scritto l’Abbraccio.

 

L’Abbraccio

Intrapresi allora il mio viaggio,

avvolta nell’abbraccio di mia madre,

il ricordo del dolce approdo nel cuore,

come un fiore selvatico sospeso nel cielo.

Con gli occhi sgranati di bambina

conobbi la mia prima nave,

scendendo dalle scogliere del Nord

verso la primavera del dolce lago amato.

                                                          

Talvolta fantasticando di altri luoghi

mille volte chiedendomi

il perché di questa vita regalata…..

…… non risposte , ma baci dal vento 

e carezze dalle onde ho ricevuto…..

Sempre e molto amerò questo golfo,

che m’avvolge

nel suo abbraccio struggente,

come fosse mia madre.

 

Il Garda ha trovato posto anche nella Divina Commedia.

Agli albori del 1300 fu il sommo poeta Dante Alighieri ad inserire la   famosa  descrizione del nostro lago nel XX canto dell’Inferno.

                                                                 

Suso in Italia bella giace un laco,

a piè de l'Alpe che serra Lamagna

sovra Tiralli, c'ha nome Benaco.

Per mille fonti, credo, e più si bagna

tra Garda e Val Camonica e Pennino

de l'acqua che nel detto laco stagna.

Loco è nel mezzo là dove ‘l trentino

Pastore e quel di Brescia e’l veronese

Segnar poria, se fesse quel camino.

Siede Peschiera, bello e forte arnese

da fronteggiar Bresciani e Bergamaschi,

ove la riva intorno piu’ discese.

Ivi convien che tutto quanto caschi

ciò che ‘n grembo a Benaco star non può,

e fassi fiume giu’ per verdi paschi.

 

Anche  il poeta Giosué Carducci ebbe modo di conoscere il Garda in quanto  è stato a Desenzano per quattro anni consecutivi dal 1882 al 1885,come Regio Commissario per gli esami di maturità. Al lago ha dedicato questa  bella lirica : Sirmione

 

Ecco: la verde Sirmio nel lucido lago sorride,
fiore de le penisole.

Il sol la guarda e vezzeggia: somiglia d'intorno il Benaco
una gran tazza argentea,

cui placido olivo per gli orli nitidi corre
misto a l'eterno lauro.

Questa raggiante coppa Italia madre protende,
alte le braccia, ai superi;

ed essi da i cieli cadere vi lasciano Sirmio,
gemma de le penisole.

Baldo, paterno monte, protegge la bella da l'alto
co 'l sopracciglio torbido:

il Gu sembra un titano per lei caduto in battaglia,
supino e minaccevole.

Ma incontro le porge dal seno lunato a sinistra
Salò le braccia candide,

lieta come fanciulla che in danza entrando abbandona
le chiome e il velo a l'aure,

e ride e gitta fiori con le man piene, e di fiori
le esulta il capo giovine.

Garda là in fondo solleva la ròcca sua fosca                                 
sovra lo specchio liquido,

cantando una saga d'antiche cittadi sepolte
e di regine barbare……..

 

Poi c’é Riccardo Bacchelli con la  sua lettera,  scritta nel 1952  all’amico Prof. Saletti, e al Parroco don Santini, in occasione del V° centenario dalla fondazione della Corporazione degli Antichi Originari di Garda. La lettera   parla a lungo dei  suoi  soggiorni a Garda   dove era ospite , col fratello  Mario, dalla famiglia Saletti.  Sentiamo:

                                                                 

"Fra tante ragioni più elevate d'ammirazione e d'affetto per Garda, c'entra pure un peccato di gola, che si volge in riconoscenza verso i pescatori della Corporazione, per le eccellenti prede che essi fanno, con tanto industriosa passione artigiana, nelle acque del lago".

"Fatto sta che i miei ricordi, anzi le mie sensazioni gardesane, sono come intrise d'una luce di letteratura e di storia, tenue, fuggitiva, non approfondita, ma neanche sciupata, dallo studio critico ed erudito. E viene dalle nostre conversevoli passeggiate e sedute conviviali, sicchè Garda storica e letteraria, insomma, la nostra Arcadia gardesana, non mi si disfocia dal ricordo degli uccelletti e del carpione, e delle sardelle, maestrevolmente cucinati dalla Signora Gonda, e del prelibato vin di Capre o dei Mirabei".

                                                                 

“Entra a costituire l’ideal bagaglio della nostra Arcadia gardesana anche l’anedottica maliziosa degli amori e soggiorni di Gabriele D’Annunzio a Villa Carlotti, con le impertinenze dei barcaioli di lingua pronta e pungente, col paganesimo decadentistico dell’ “ inimitabile” e “dell’immaginifico”, colla conversione finale della “Marchesa” con le caccie a palla di fucile militare sul pianoro del “Praisel”, a terrore dei cacciatori di frodo, dei due disperati figli di Lei; e anche per farci buon sangue ridendo con le altisonanti dichiarazioni di guerra del “Comandante” all’albergatore di San Vigilio”.

 

 “A proposito di battaglie, se non temessi l’indiscrezione, vorrei chiedere se ne avvengono ancora, fierissime e non incruente, con “quei de Bardolino”? 

 

A conclusione della lettera , rivolgendosi  all’amico Saletti, scrive:

Caro Saletti, con questo La prego, se ce n’è ancor qualcuno che si ricordi di me, da tanti anni ormai mancante da Garda, di augurare a mio nome, nella prossima festa degli “Originari” altri cinque secoli di vita alla veneranda corporazione; di trasmettere al signor Parroco i miei rispettosi saluti, e di ricordarmi ai Suoi di famiglia con affetto che non ha bisogno di parole. E mi creda l’affezionatissimo Riccardo Bacchelli

 

Durante i soggiorni degli anni ‘20 , Riccardo Bacchelli aveva dedicato al lago alcuni versi:

 

In riva al Garda una sera d’estate

intesi una cicala che cantava,

forse ingannata dal sentor di sole

reso dall’arsa terra generosa,

dopo il tramonto, e già la luna bianca

drizzava in cielo le corna falcate.

Oh, quante volte ho dubitato anch’io

il calor della vita e dei pensieri

e le passioni nostre esser non altro

che un inganno di sole tramontato.

 

Nella sua Lettera, Bacchelli parla  anche di un incontro fatto una sera all’osteria con il  poeta delle “Arie del Monte Baldo”,  Berto Barbarani.   Ed è proprio del poeta veronese  la poesia  dedicata a GARDA:

                                                                                 

Da la Roca a San Vigilio

Gh’è la riva tuta en sol

E le vele in visibilio

Le se sgionfa fin al col

(El vento supia, dal Monte Lupia)                  

-                   Canta, canta barcarol!

Alti e suti i pescadori

Co le man te le scarsele,

par la gloria dei so cori

j è l’amor de le putele,

che ghe buta i brassi al col…

                       (El vento supia, dal monte Lupia)

                       Basa e canta, barcarol.

Da  ti, Garda , el lago el spina

Le memorie vecie e intate…

L’era tua quela regina,

ch’è scapà vestì da frate

col rosario atorno al col…

                       (El vento supia, dal Monte Lupia)

                       Canta e pesca barcarol!

Pesca mò la Garda fonda,

che se sente le campane;

el segreto sta ne l’onda,

che lo tien fra le so mane

in cadene fin al col…

                       (El vento supia, dal Monte Lupia)

                       Pesca e canta, barcarol.

dei pastori la canson

e i fratoni de la Roca

dà una gran benedission…!

 

E’  ora la volta dei poeti di Garda.  Rosa Martini è ricordata per la sua intensa  attività sociale. E’ stata amministratrice comunale negli anni ’70 dandosi da fare soprattutto per aiutare la povera gente. Nel 1992 è stata pubblicata una bella raccolta delle sue poesie , con disegni di Mario Malfer, ispirate alla vita della vecchia Garda e dal quale ascoltiamo “Come na vela”

Non poteva mancare la voce di Pino Crescini, con la sua delicata “Tréma na vèla” , i cui versi sono poi stati musicati da Leonardo Tramonte, maestro della Schola Cantorum di Garda.

 

E per finire la storia delle vele, una poesia di Massimo Ragnolini, che da l’addio al vecchio barcone,

dedicandogli L’ultim viao.                               

 

Questo nostro viaggio sull’onda dei ricordi sta per finire. Noi l’abbiamo intrapreso  con entusiasmo, e speriamo l’abbiate gradito. Prima di lasciarci vorrei  proporvi un altro  “ viaggio” che scrissi qualche anno fa, quando  mi accingevo ad intraprendere un nuovo periodo della vita. La dedico a tutti noi con l’augurio che  la gioia di vivere  non ci abbandoni mai.

           

Il viaggio

Vedo ciliegi innamorati

specchiarsi nel fiume,

e glicini felici

gocciolare petali nel sole.

Il mio cuore

ha messo il cappello.

Dov’é il mio sacco?

Dov’é il mio bastone?

E’ l’ora di salpare,

il bastimento non aspetta.

Il mio cuore ha messo le ali.

Tirate su l’ancora:

e’ l’ora di andare.

E sarà un grande viaggio.

 

GARDA 9 Giugno 2007